Indennizzabilità Inail in caso di riduzione dell’attitudine al lavoro

Con la sentenza n. 35671/2021 della Corte di Cassazione è stato chiarito che la malattia (o infortunio) denunciata dall’interessato, prima dell’entrata in vigore del D.M. 12 luglio 2000, può dare luogo ad una rendita per inabilità permanente solo in caso di riduzione dell’attitudine al lavoro del richiedente in misura superiore al 10%.

Il caso di specie ha trattato il ricorso presentato dal lavoratore per stabilire in punto di nesso di causalità tra attività lavorativa (banconista) e patologia lamentata (artrosi e varici agli arti inferiori). Il giudice in appello ha accolto la domanda di riconoscimento di tecnopatia condannando l’INAIL al pagamento della rendita in conto capitale, nella misura dell’8 per cento, dei ratei arretrati e degli interessi.
In Cassazione viene presentato ricorso dall’INAIL che viene accolto considerando il fatto che in caso di malattia (o infortunio) denunciata dall’interessato, come nella specie, prima dell’entrata in vigore del D.M. 12 luglio 2000, la stessa deve essere valutata in termini d’incidenza sull’attitudine al lavoro del richiedente, ai sensi dell’art. 74 del d.P.R. n. 1124 del 1965, e può dar luogo ad una rendita per inabilità permanente solo in caso di riduzione di tale attitudine in misura superiore al 10 per cento.
In precedenza, la disciplina relativa alla materia degli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, stabilita dal D.P.R. n. 1124 del 1965, prevedeva, un indennizzo dei postumi permanenti rappresentati da una riduzione della capacità lavorativa del dipendente oltre la soglia del 10 per cento, secondo quanto stabilito dall’art. 74 del decreto presidenziale citato, superata anche in caso dì aggravamento successivo dipendente dal medesimo infortunio o malattia professionale (D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 83, comma 8).

Prestazioni Ebiterbo nel Terziario Bologna

Siglato il 23/11/2021, tra la Confcommercio Imprese per l’Italia Ascom Bologna e la FILCAMS-CGIL Bologna, la FISASCAT-CISL Area Metropolitana Bologna, la UILTUCS Emilia Romagna, il seguente accordo che proroga le prestazioni Ebiterbo per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi operanti nell’Area Metropolitana di Bologna.

Con riferimento alle aziende operanti nell’Area Metropolitana di Bologna, che applicano integralmente il CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi del 30/7/2019, ivi compresa la parte obbligatoria, che siano in regola con il versamento dei contributi previsti per l’Ente bilaterale e che abbiano subito oggettivamente gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica, le Parti convengono quanto segue:
– Le prestazioni previste dall’accordo 14/6/2021 possono essere richieste ad EBITERBO per il periodo compreso tra il 1/1/2021 ed il 31/12/2021 nell’ambito delle risorse definite dall’Ente stesso.
– Per la prestazione del contributo per le Misure di rafforzamento della prevenzione Covid-19, le spese relative devono essere sostenute nel periodo compreso tra il Io gennaio ed il 31/12/2021
– Per quanto attiene le prestazioni di cui ai punti A2 (Contributo Straordinario per la Serenità Abitativa) e A3 (Contributo solidaristico) “interventi straordinari per il mantenimento occupazionale e di sostegno al reddito” ogni lavoratore potrà richiedere per l’anno 2021, nella somma delle due prestazioni, un importo massimo totale di euro 2.000,00 (duemila/00).


Sospensione e/o riduzione dell’attività lavorativa conseguente a emergenza epidemiologica


Nelle aziende che non abbiano accesso al FIS o che abbiano esaurito il suo utilizzo e non abbiano diritto ad ammortizzatori sociali ovvero ne abbiano esaurito l’utilizzo, in alternativa alle misure di FSR già previste dalla bilateralità, qualora le misure di contrasto al contagio da coronavirus (COVID- 19) decise dalle autorità, oppure le conseguenze sul piano economico determinate dalla ridotta circolazione dei cittadini e dei turisti, determinino la contrazione dell’attività aziendale con riflessi sulla occupazione, si potrà procedere tramite accordo sindacale alle seguenti prestazioni in alternativa tra loro:
a) Temporanea riduzione dell’orario di lavoro settimanale.
b) Sospensione dell’attività lavorativa.


Contributo Straordinario per la Serenità Abitativa


Considerata l’elevata platea coinvolta dall’emergenza, sono sospese le modalità ordinarie di sostegno al reddito previste per il contributo in oggetto di cui all’accordo territoriale del 27/3/2017 punto 1.2). Le stesse vengono sostituite in base a quanto concordato nel presente accordo straordinario.
Al lavoratore dipendente da azienda aderente ad Ebiterbo, titolare (o co-titolare) di mutuo per il proprio acquisto di prima casa o locatore di un immobile di residenza o in cui è domiciliato quale lavoratore fuorisede con residenza oltre 50 km dal luogo di lavoro, nel caso in cui l’applicazione degli ammortizzatori adottati come misura di contenimento del contagio da COVID-19, compresi quelli emanati in subordine da Ebiterbo determini una sostanziale riduzione dell’orario di lavoro, verrà corrisposto un contributo forfettario mensile, mirato alla serenità abitativa dei lavoratori nei momenti di perdita salariale, nei limiti di spesa stanziata a tale titolo da Ebiterbo, nei valori e nelle condizioni sottostanti.
Tali contributi saranno erogati nella misura massima del 50% della rata del mutuo o dell’affitto, ulteriormente ridotta in riferimento alla propria quota % in caso di co-intestazione dei medesimi contratti.
a) Massimo 150 € mensili per riduzione della retribuzione mensile tra il 40% ed il 60%;
b) Massimo 200 € mensili per riduzione della retribuzione mensile maggiore del 60% e fino all’80%
c) Massimo 250 € mensili per riduzione della retribuzione mensile maggiore del 80% e fino all’100%
Il contributo verrà riproporzionato nel caso di contratto a tempo parziale.
Con il suddetto accordo, la prestazione del Contributo Straordinario per la Serenità Abitativa viene riconosciuto per ulteriori due mesi, per un massimo di 5 mesi complessivi nell’anno 2021.


Contributo Solidaristico


Ai lavoratori dipendenti delle aziende iscritte all’Ente, che abbiano subito una sospensione e/o riduzione dell’attività lavorativa a seguito dell’emergenza epidemiologica nel periodo dall’1/1/2021 e 30/9/2021e che abbiano avuto accesso alle prestazioni per causale COVID 19 di Assegno Ordinario riconosciute dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS), CIGO, nonché CIG in deroga, verrà erogato un contributo mensile lordo nei limiti dei seguenti massimali:
– 100.0 euro nel caso di sospensione/ riduzione mensile fino al 33%
– 200.0 euro nel caso di sospensione/ riduzione mensile maggiore del 33% e fino al 66%
– 300.0 euro in caso di sospensione/riduzione mensile oltre il 66%
Il contributo sarà erogato nei limiti della retribuzione effettivamente persa nel rispetto dei massimali sopra indicati.
Con il suddetto accordo, la prestazione del Contributo Solidaristico viene riconosciuta per ulteriori due mesi, per un massimo di 6 mesi complessivi nell’anno 2021


Assistenza genitoriale al figlio minore


Ai lavoratori assoggettati alla prestazione lavorativa ovvero che non abbiano in atto sospensioni dell’attività lavorative dovute ad applicazioni di ammortizzatori sociali, che hanno la necessità di assentarsi dal lavoro, richiedendo al proprio datore di lavoro un’aspettativa/congedo non retribuito, per occuparsi del figlio minore naturale/affidato/adottato di età non superiore ai 14 anni compiuti nell’anno in corso, a seguito di eventuale chiusura straordinaria delle scuole e/o di singoli plessi scolastici di ogni ordine e grado e che non abbiano residui di ferie e permessi retribuiti maturati e residui al 31/12/2020, verrà erogato un contributo pari al 50% della normale retribuzione (art. 206 CCNL TDS) lorda persa per un periodo massimo pari a 30 giorni lavorativi.
Potranno accedere a tale prestazione i lavoratori che si troveranno nelle seguenti condizioni:
1) genitore di figlio di età fino a 14 anni, che abbia terminato il periodo di congedo straordinario indennizzato dall’INPS di cui al decreto del 13/3/2021 n. 30 o di provvedimenti successivi, e abbia necessità di un ulteriore periodo di astensione per cura del figlio fruendo quindi di permessi non retribuiti;
2) genitore di figlio di età fino a 14 anni che non abbia avuto accesso al congedo straordinario indennizzato dall’INPS di cui al decreto del 13/3/2021, n. 30, nel periodo dal 1 gennaio al 12 marzo, per effetto della determinazione prevista dalla circolare INPS del 14/4/2021, n. 63, la quale consente la conversione per tale periodo dei soli periodi di congedo parentale o di prolungamento di congedo parentale, non autorizzando, pertanto, la conversione di eventuali aspettative non retribuite e/o permessi non retribuiti, a copertura dell’astensione dalla prestazione lavorativa per occuparsi del figlio.
Tale importo sarà di norma corrisposto tramite azienda ai lavoratori.


Il contributo di cui al presente articolo non potrà essere cumulato con eventuale richiesta, per il medesimo periodo, di contributo per iscrizione ai centri estivi.


Con il suddetto accordo, le prestazioni relative ai congedi non retribuiti per assistenza genitoriale ai figli minori, sono fruibili fino al 31/12/2021.


INPS: divieto di licenziamento e di accesso alla prestazione NASpI


L’Inps riepiloga le istruzioni in materia di proroga del divieto di licenziamento e di accesso alla prestazione NASpI, nell’ipotesi di adesione del lavoratore a un accordo collettivo aziendale avente ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.


Come noto, le preclusioni e le sospensioni in materia di licenziamenti collettivi e di licenziamento per giustificato motivo oggettivo non si applicano nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale – stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale – avente ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono a detto accordo, operando quindi di fatto una risoluzione consensuale. I lavoratori che aderiscono a tale tipologia di accordo collettivo aziendale, laddove ricorrano gli altri presupposti di legge, possono comunque accedere alla prestazione di disoccupazione NASpI.
L’accesso alla prestazione NASpI per i lavoratori che aderiscono agli accordi collettivi aziendali in argomento è ammessa fino al termine della vigenza delle disposizioni che impongono il divieto dei licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo.
Il decreto Sostegni ha disposto fino alla data del 30 giugno 2021 la proroga del divieto di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo e la possibilità per i datori di lavoro di ricorrere alla risoluzione dei rapporti di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.
La proroga del divieto di procedere a licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo, oltre la data del 30 giugno 2021, è al momento legislativamente per le seguenti casistiche e fino alla data per ciascuna riportata:
– fino alla data del 31 ottobre 2021 per i datori di lavoro privati che, avendo presentato domanda, sono autorizzati per i trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga, nonché le aziende che, avendo presentato domanda, sono autorizzate al trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA);
– al massimo fino alla data del 31 dicembre 2021:
1) per i datori di lavoro privati che avendo presentato domanda, sono autorizzati ai trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga;
2) per i datori di lavoro delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia, e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili, identificati, secondo la classificazione delle attività economiche ATECO2007, con i codici 13, 14 e 15, che, avendo presentato domanda, sono autorizzati al trattamento CIGO COVID;
3) per le imprese con un numero di lavoratori dipendenti non inferiore a mille che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale che, avendo presentato domanda, sono autorizzate al trattamento ordinario di integrazione salariale COVID per una durata massima di ulteriori 13 settimane fruibili fino al 31 dicembre 2021;
4) per i datori di lavoro privati che, a decorrere dalla data del 1° luglio 2021, sono autorizzati – previa domanda – ai trattamenti di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, beneficiando dell’esonero dal pagamento del contributo addizionale;
5) per i datori di lavoro che, avendo presentato domanda sono autorizzati al trattamento straordinario di integrazione salariale in deroga per un massimo di 13 settimane dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021;
6) per i datori di lavoro privati dei settori del turismo e degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore creativo, culturale e dello spettacolo che beneficiano dell’esonero.
In ragione delle disposizioni normative citate, l’Inps precisa che per i lavoratori dipendenti di datori di lavoro per i quali il divieto di licenziamento non è stato prorogato oltre la data del 30 giugno 2021, l’accesso alla NASpI per risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di adesione ad accordi collettivi aziendali è ammesso esclusivamente nelle ipotesi in cui l’adesione del lavoratore all’accordo collettivo sia intervenuta entro e non oltre il termine 30 giugno 2021, data entro la quale la risoluzione del rapporto di lavoro deve aver prodotto i suoi effetti.
Pertanto, per i lavoratori che cessano il rapporto di lavoro a seguito di adesione a un accordo collettivo aziendale, con decorrenza successiva al 30 giugno 2021, la possibilità di accedere alla prestazione NASpI è ammessa esclusivamente se detta cessazione è intervenuta con un datore di lavoro per il quale è ancora vigente, nei termini come sopra specificati, il divieto di licenziamento.


Nelle ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro intervenuta con decorrenza successiva al 30 giugno 2021 e con un datore di lavoro per il quale il divieto di licenziamento è venuto meno dalla data del 1° luglio 2021, l’accesso alla prestazione NASpI è ammessa secondo le ipotesi ordinarie di cessazione del rapporto di lavoro:
– licenziamento;
– scadenza del contratto a tempo determinato;
– dimissioni per giusta causa;
– dimissioni durante il periodo tutelato di maternità;
– risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione;
– licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione;
– risoluzione consensuale in seguito al rifiuto da parte del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore ovvero mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici.

Cassazione: indennità di trasferta e rimborsi chilometrici


La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 30 novembre 2021, n. 37591, si è pronunciata in riferimento alle indennità di trasferta e ai rimborsi chilometrici risultanti da buste paga del personale impiegato presso varie case di cura e di riposo, in esecuzione del contratto di appalto per lo svolgimento di assistenza infermieristica.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado che aveva condannato la cooperativa ricorrente al pagamento a titolo di contributi omessi e sanzioni nel periodo 2008-2012, in riferimento a indennità di trasferta e rimborsi chilometrici risultanti da buste paga del personale impiegato presso varie case di cura e di riposo, in esecuzione del contratto di appalto per lo svolgimento di assistenza infermieristica.
La Corte territoriale ha ritenuto dimostrato il credito contributivo sulla base delle risultanze del complesso materiale probatorio acquisito (escussioni testimoniali, acquisizione delle dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori, deposizione testimoniale resa in altro giudizio, tra le medesime parti, in riferimento a precedente periodo contributivo), ritenendo irrilevante la mancata escussione di ulteriori lavoratori pur interessati dal recupero contributivo nonché, per altro verso, escludendo rilievo alle risultanze documentali prodotte in corso di causa, e non rinvenute dagli ispettori nel corso degli accertamenti ispettivi, recanti, per alcuni lavoratori, richieste di rimborsi chilometrici incompatibili con il tenore delle dichiarazioni raccolte.
In definitiva, la Corte territoriale ha ritenuto le richieste mensili prodotte in giudizio, di autorizzazione ad effettuare le trasferte, non corrispondenti alle reali modalità attuative dei rapporti di lavoro e, come tali, non veritiere e, del pari, ha dichiarato inammissibile la domanda subordinata volta all’applicazione del regime contributive previsto per i trasfertisti, in difetto di allegazione, fin dal ricorso introduttivo, dei relativi presupposti di fatto.
Avverso tale sentenza la cooperativa ricorre per Cassazione.

La Suprema Corte rigetta il ricorso, ribadendo che la Corte territoriale ha valutato – in modo corretto e logicamente ineccepibile – il quadro probatorio emerso all’esito di una ampia e complessa istruttoria e, con prova induttiva – logica e legittima – ha ritenuto non necessaria l’escussione testimoniali di tutti i numerosi lavoratori asseritamente beneficiari delle indennità di trasferta e dei rimborsi chilometrici, per essere emerso, sulla base di univoche risultanze documentali e testimoniali, che tutti i lavoratori implicati dall’accertamento ispettivo e dall’azione di accertamento negativo esperita dalla società, compresi quelli non escussi, svolgevano l’attività nella sede principale dell’azienda e non si spostavano in altre unità produttive.
Tale conclusione ha confermato quanto già emergente dal verbale ispettivo, redatto conformemente alle regole e rilevante sul piano probatorio benché il datore di lavoro, pur avendone la possibilità, non abbia direttamente partecipato o assistito all’attività ispettiva.
Per il resto, le censure svolte sollecitano un nuovo riesame del merito, insindacabile in questa sede, ovvero richiedono, inammissibilmente, un diverso apprezzamento delle risultanze istruttorie, oltre a risultare carenti, sul piano della specificità dei motivi di gravame, per essere rimasta non attinta, da adeguate e specifiche censure, la statuizione di rigetto della domanda subordinata (l’applicabilità del regime contributivo per i trasfertisti ex art. 48 TUIR n.917 del 1986) per avversare la quale la parte ricorrente avrebbe dovuto dimostrare la tempestiva e puntuale allegazione e deduzione, fin dal ricorso introduttivo, degli specifici presupposti di fatto.

Turismo : Emissione MAV di dicembre al Fondo Fast

  ll Fondo di assistenza sanitaria integrativa FAST per il settore Turismo fornisce comunicazione sull’emissione dei MAV del mese di dicembre

Il Fondo di assistenza sanitaria integrativa Fast è il fondo per i dipendenti da aziende del settore turismo al quale devono essere iscritti i lavoratori dipendenti assunti a tempo indeterminato, inclusi gli apprendisti.
Il suddetto Fondo comunica alle aziende che la prossima la prossima emissione dei MAV avverrà il 17 dicembre 2021 e riguarderà i MAV richiesti entro il 15 dicembre. I relativi pagamenti dovranno avvenire entro il 31 dicembre 2021.
Le emissioni previste per l’intero 2022 sono:
– 21 gennaio (richieste entro il 18);
– 18 febbraio (richieste entro il 15);
– 25 marzo (richieste entro il 22);
– 22 aprile (richieste entro il 19);


– 20 maggio (richieste entro il 17);
– 17 giugno (richieste entro il 14);
– 15 luglio (richieste entro il 12);
– 11 agosto (richieste entro l’8);
– 16 settembre (richieste entro il 13);
– 21 ottobre (richieste entro il 18);
– 18 novembre (richieste entro il 15);
– 16 dicembre (richieste entro il 13).
Le precedenti emissioni sono avvenute il 19 novembre, 22 ottobre, il 19 settembre; il 6 agosto; il 16 luglio; il 18 giugno; il 21 maggio; il 23 aprile; il 19 marzo; il 18 febbraio; il 21 gennaio.


Liquidazione dell’una tantum dal Fondo di Perequazione – INPGI

L’Inpgi ha confermato, con gli stessi criteri degli anni precedenti, l’erogazione dell’ importo “una tantum” utilizzando l’apposito Fondo di Perequazione


Il Fondo di Perequazione è stato  istituito con il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico del 2009, ed è alimentato con il contributo di 5 euro mensili versato dai giornalisti attivi.
Gli importi che saranno erogati sono stati individuati con le seguenti modalità:
– Una tantum di euro 2.000,00 lordi ai pensionati diretti con classi di importo reddituale  fino a 35 mila euro lordi annui;
– Una tantum di euro 1.500,00 lordi ai pensionati superstiti con classi di importo reddituale, riferiti all’intero nucleo,  fino a 14 mila euro lordi annui.
Come gli anni precedenti, non hanno diritto all’Una Tantum i titolari dei seguenti trattamenti:
– Pensioni dirette con anzianità contributiva INPGI inferiore a 10 anni;
– Pensioni a superstiti riferite a posizioni de cujus con anzianità contributiva Inpgi inferiore a 10 anni;
– Pensioni non contributive;
– Assegni di superinvalidità e contributo per case di riposo.
I redditi presi in considerazione, anche tramite il Casellario Centrale dei Pensionati e l’Agenzia delle Entrate, sono quelli riferiti alle pensioni e ai redditi da lavoro.
I predetti importi sono soggetti alla tassazione ordinaria irpef e saranno visibili  nei cedolini di pensione relativi alla XIII^ mensilità, disponibili sul sito dell’Istituto – wwwinpgi.it – nella propria area personale utilizzando il proprio codice iscritto e password.
Trattandosi di una somma che ha lo scopo di contribuire, in parte, alla perdita del potere d’acquisto che subiscono i trattamenti pensionistici nel corso del tempo, la suddetta una tantum  sarà erogata ai pensionati il cui trattamento pensionistico era in essere alla data del 31 dicembre 2020.


Richiesta contributo genitori con figli disabili

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha definito i criteri per l’individuazione dei destinatari e le modalità di presentazione delle domande del contributo mensile in favore dei genitori disoccupati o monoreddito con figli disabili a carico (Decreto 12 ottobre 2021)

Ad uno dei genitori disoccupati o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, è concesso un contributo mensile nella misura massima di 500 euro netti, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.
Il contributo non concorre alla formazione del reddito ed è cumulabile con il reddito di cittadinanza.


Ai fini del beneficio si considerano:
– genitore disoccupato: la persona priva di impiego oppure la persona il cui reddito da lavoro dipendente non superi le 8.145 euro all’anno o 4.800 euro annui da lavoro autonomo. Si prescinde, in ogni caso, dall’eventuale proprietà della casa di abitazione;
– genitore monoreddito: individuo che ricava tutto il proprio reddito esclusivamente dall’attività lavorativa, sia pure prestata a favore di una pluralità di datori di lavoro ovvero sia percettore di un trattamento pensionistico previdenziale. A tal fine non si tiene conto della percezione di eventuali altri trattamenti assistenziali. Si prescinde, in ogni caso, dall’eventuale proprietà della casa di abitazione;
– nuclei familiari monoparentali: nuclei caratterizzati dalla presenza di uno solo dei genitori con uno o più figli con disabilità a carico;
– figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento: quelli che non essendo economicamente indipendenti continuano ad essere mantenuti dal proprio genitore. Per restare a carico deve avere un reddito non superiore a 4.000 euro fino a 24 anni e non superiore a 2.840,51 euro se ha un’età maggiore di 24 anni.


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stabilito i requisiti e le condizioni di accesso al beneficio.


 


MISURA DEL BENEFICIO E MODALITÀ DI EROGAZIONE


Il beneficio è corrisposto dall’INPS, su domanda del genitore, con cadenza mensile, per un importo pari a 150 euro ed è riconosciuto dal mese di gennaio e per l’intera annualità.
Nel caso di due o più figli a carico con una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento, l’importo riconosciuto sarà pari rispettivamente a 300 euro e a 500 euro mensili complessivi.

MODALITÀ DI AMMISSIONE


La domanda deve essere presentata dal genitore annualmente all’Inps per via telematica utilizzando i modelli predisposti dal medesimo Istituto.
La domanda va corredata dalla dichiarazione del genitore interessato del possesso cumulativo, al momento della presentazione della domanda, dei seguenti requisiti:
a) essere residente in Italia;
b) disporre di un valore ISEE in corso di validità non superiore a 3.000 euro. Nel caso di nuclei familiari con minorenni, l’ISEE è calcolato ai sensi dell’art. 7 del dpcm n. 159 del 2013;
c) essere disoccupato o, monoreddito e facente parte di nucleo familiare monoparentale;
d) fare parte di un nucleo familiare, come definito ai fini ISEE, in cui siano presenti figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento.
Il beneficio è riconosciuto nel limite di spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021-2023. Qualora le risorse non fossero sufficienti ad esaurire le domande, viene data priorità ai richiedenti con ISEE più basso. A parità di reddito ISEE sarà data priorità ai richiedenti appartenenti a nuclei con figli minori non autosufficienti. A seguire sarà data priorità ai richiedenti appartenenti a nuclei con figli con disabilità di grado grave e, infine, a seguire ai richiedenti con figli con disabilità di grado medio.

DECADENZA E SOSPENSIONE


Il riconoscimento del beneficio decade qualora venga meno uno dei requisiti.
Decade altresì qualora si verifichi una delle seguenti cause:
a) decesso del figlio;
b) decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
c) affidamento del figlio a terzi.
L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese  successivo a quello in cui si è verificata una delle cause di decadenza.
Nel caso di temporaneo ricovero del figlio con disabilità presso istituti di cura di lunga degenza o presso altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica, il beneficiario ha l’obbligo di informare tempestivamente l’INPS che provvederà a sospendere l’erogazione del contributo per tutto il periodo di ricovero.

Trattenuta una tantum per il rinnovo del CCNL Agenzie marittime

 


Con la busta paga del mese di novembre viene trattenuta la quota una tantum per il rinnovo del CCNL dei dipendenti delle agenzie marittime scaduto il 31/12/2020.

Nel mese di luglio scorso, tra FEDERAGENTI e FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, si è sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL dei dipendenti delle agenzie marittime scaduto il 31/12/2020.
L’accordo ha previsto un importo un contributo, pari a 20 Euro, che avverrà per mezzo di trattenuta operata dal datore di lavoro con la competenza del mese di novembre 2021.
Le aziende si sono impegnate a dare comunicazione ai lavoratori mediante affissione nelle bacheche dei luoghi di lavoro a partire dall’1/10/2021 e i lavoratori e le lavoratrici che non intendevano versare tale contributo ne hanno dato comunicazione per iscritto agli uffici dell’Azienda entro il termine perentorio del 20/10/2021


Smonetizzazione delle festività domenicali per TIM S.p.A.

Con accordo siglato lo scorso marzo, ai dipendenti TIM S.p.A., è stato riconoscito un permesso retribuito per la festività del 26 dicembre 2021, cadente di domenica.

In relazione alla festività nazionale del 26/12/2021 cadente di domenica, a tutto il personale TIM S.p.A. è riconosciuto, in luogo del regime economico e normativo di cui all’art. 28 del vigente CCNL TLC.
a. un giorno di permesso retribuito da fruirsi a giornata intera secondo la disciplina di cui al capitolo 1 dell’Accordo del 9/1/2019;
b. 4 ore di permessi retribuiti, da fruirsi secondo la disciplina di cui ai capitoli 3 e 5 dell’Accordo del 9/1/2019, riproporzionati nei confronti del personale con rapporto di lavoro part-time.


Cassa Edile di Cagliari: la contribuzione vigente



Si riporta la tabella contributiva vigente pubblicata dalla Cassa Edile della provincia di Cagliari


Tabella contributiva vigente











































 

A carico impresa

A carico lavoratore

Cassa Edile 1,875% 0,375%
EPT (CPT – ESIEA) 0,850%  
Anzianità Professionale Edile 3,09%  
Fondo RLST 0,10%  
Contributo Azioni di Sistema 0,20%  
Fondo Sanitario (Sanedil) 0,60%  
Fondo incentivo all’occupazione 0,10%  
Fondo prepensionamenti 0,20%  
Quote Nazionali di Adesione Contrattuali 0,222% 0,222%
Quote Provinciali di Adesione Contrattuale 0,50% 0,50%